Di Nidal Hamad
Palestina/ Oslo
Traduzione a cura di Asma Gherib

Punizione

Un incendio scoppio' in mezzo alle persone
Il fuoco è stato ingiusto con alcune
E ha purificato altre
Dalla turpitudine dell’uomo stana
E dai sussurri diabolici

Fine

I nervi si sono essiccati,
le arterie e le vene.
I corpi imbalsamati
Sembravano merce esportata
Chiedevamo il perché
Ma non avemmo risposta alcuna.

Confusione

In un paese come quello
Il bar diventa un rifugio
Il vino diventa lecito e anche nutrimento
E le taverne diventano tombe per la gente.

Biblioteca

Dentro la casa coperta da tetto tegolato
Trovarono un letto di legno,
una biblioteca che risale all’epoca dei nuovi lettori
una biblioteca che crollò su uno scrittore di dottrine
morì lo scrittore e vissero i libri.

Voglia

Entrò e non uscì finché non pago' in anticipo il prezzo
Entrare era facile e senza alcuna riflessione
Uscire invece era angosciante e faticoso ;
vivendo secondo i suoi desideri
Non era più padrone di se stesso
Biasimò il suo attegiamento e fece una promessa di cambiamento.

Sgobbare

Asciuga oh tu sudore gocciolante
Fronti lavate dagli anni
E bracci forti che portano la terra
Per far sbocciare su di essa i germogli della vita
Come i fiori delle favole pure
E per rendere felici i poveri prima dei ricchi.
Passo' una nuvola estiva
Lavò la terra
Bagno' l’Uomo… asciugo' le fronti
Non c’era più sudore
E la vita continuo' il suo percorso.

Queste poesie furono scritte durante i continui anni di esilio.
Italia/ Aeroporto di Milano 2007.


* بقلم نضال حمد – ايطاليا


عقاب


اشتعلت النيران في الناس

ظلمت بعضهم

فيما طهرت البعض الآخر

من رجس الشيطان الآدمي.

ومن الوسواس الخناس..



نهاية


تيبست الأعصاب

والشرايين

والأوردة

تحنطت الأجساد

حتى خالها البعض

أجساداً مستوردة..

سألنا عن السبب

ولم نتلقى الجواب..



حيرة



في بلادٍ كتلك البلاد

يصبح المقهى ملاذ

والخمر حلاً وزاد..

والحانات مقابر العباد ..



مكتبة


عثروا على البيت ذو السقف القرميدي

وجدوا بداخله سرير خشبي

ومكتبة من عهد المطالعين الجدد..

كانت انهارت على كاتبٍ عقائدي..

فمات الكاتب وعاشت الكتب


شهوة



دخل وخرج بعدما دفع الثمن مقدماً

كان الدخول سريعاً وبدون تفكير

أما الخروج فقد أتعبه وأقلقه

إذ وجد أنه ليس سيد نفسه

ورأى أنه يسير وفق شهواته..

لام نفسه وعاهدها على التغيير



كدح



امسح يا عرقاً متقطرا

جباه سمر

غسلتها سنوات العمر..

وزنودا مفتولة حملت الأرض

لتتفتح عليها براعم الدنيا

كأزهار الحكايات البيضاء

ولتسعد الفقراء قبل الأغنياء..

مرت سحابة صيف فغسلت الأرض

وبللت الإنسان .. ومسحت الجباه

فلم يعد العرق يتقطر

فيما تواصلت الحياة ..


* كتبت في سنوات المنافي المستمرة – ايطاليا / مطار ميلانو 2007
 

 

 

***************************************************************************************************************

 

L’alba degli uccelli liberi

Di Nidal Hamad

Traduzione a cura di Asma Gherib

 

(Nidal Hamad, una foto presa all’ospedale Rizzoli a Bologna (marzo 1983) dove fu ricoverato come una delle tante vittime del massacro accaduto a Sabra e Shatila, Nidal durante la guerra del Libano del 1982 aveva perso una gamba, oggi vive a Oslo ed è il presidente della comunità palestinese in Norvegia, e dirige come scrittore e giornalista il suo sito internet www.safsaf.org.)

 

 

Ci stavamo preparando per la partenza, non avevamo dormito bene ma mi ricordo che fu il cinguettio degli uccelli a svegliarci quella mattina. Dovevamo prendere il treno delle sei e quindi avevamo salutato i pochi giorni passati al quartiere di Bassano del Grappa e Bologna (la rossa), la città dove  Io e i miei amici eravamo stati ricoverati per curare insieme le nostre ferite ….

Il mattino di quella città era caldo e dolce come il petto di una madre…. Il sole era  bello come i volti degli abitanti di Bologna e i chicchirichì dei suoi galli ne esaltavano la bellezza e sembrava che mi dissero una carica in più per svegliarmi e per poter salutare gli miei amici stranieri. Uno di loro, svegliandosi da un profondo sonno, disse: “come è bella l’alba degli uccelli liberi!!!”.

Questo amico mi aveva ricordato molte cose: le grandi canzoni classiche, Beirut e la bellissima voce di Feiruz, il manifestarsi di Ziyad ar-Rahbani e la guida rivoluzionaria. Mi aveva ricordato anche il libro dell’Aghàni e dell’antica libertà, le mattine dell’assedio estivo, i fischi di allarme, l’attacco che seminava morte dall’alto con i missili che scendevano all’impazzata, le bombe che venivano sganciate durante l’intera giornata, le teste che non si erano mai chinate  in un tempo in cui era morto anche l’orrore sotto i piedi di una ragazza che abitava un disperato quartiere del campo di Shatila…

Dalle finestre spalancate e dalle porte aperte sull’orizzonte ci raggiungeva il cinguettio degli uccelli insieme alla voce della dolce e buona Ivana,  una mamma italiana comunista dotata di grande senso d’umanità. Ivana era il sole di Bologna, e noi speriamo che rimanga così per tutta la vita e la preghiamo di rimanere come l’abbiamo conosciuta, donna splendente che diffondeva su di noi amore, calore e luce.

I passeri della città entravano nei nostri cuori e da lì arrivavano direttamente alle nostre menti e non uscivano più perché nella prigione delle nostra mente erano lo stesso liberi.

Da tutte le direzioni ci raggiungevano le canzoni e da tutte le parti ci arrivavano i volti dei martiri ; da dietro i muri della nostra torre assediata, da dietro il fumo, da dietro l’ultimo cielo degli arabi  e da tutte le zone ci raggiungeva la loro memoria.

Dietro tutto questo c’erano lì altri uccelli americano-israeliani fatti di metallo che morivano mentre erano impegnati nel distribuire la rovina e la morte. Noi invece rimanevamo dove ci sono le nostre tombe, il nostro ulivo e il nostro arancio e rimanevano anche gli uccelli della Bologna “la rossa”, perché erano la cosa più bella vista in quel mattino, e la cosa più dolce in questa città e più gentile nel mondo della pace.

 

Il mattino di Bologna sorge con il cinguettio di un uccello libero, con la brezza di un vento fresco che attraversa le tue ferite e lascia al loro posto il profumo dei fiori primaverili.

Il mattino di questa città ti arrivava con il sorriso di Barbara, di Simona e di un bellissimo neonato e con le parole stuzzicanti di Bruno e con gli sguardi dei curiosi vicini, e con il vino italiano che scioglieva le nostre lingue rendendoci più eloquenti di prima.

Qui c’era Fàdi, il bambino ferito che con il suo sorriso disegnava la felicità sul fronte di Sabra, che nonostante la sua gamba mutilata da una bomba correva e dava calci al pallone al punto di sembrare appena arrivato da Shatila.

Gridava creando un chiasso e una vita infantile nel silenzio di quel posto ed io gli dicevo: “Oh figlio mio, siamo qui in Italia il paese dove c’è Venezia ,città senza fucili e in un tempo in cui abbiamo bisogno di fermarci a lungo sulle nostre  rovine per contemplare e riflettere sulla nostra vita. Siamo finalmente qui, oh Fàdi, siamo i superstiti di Shatila e di Sabra dopo il terribile massacro.

Qui vicino al mercato delle verdure e al recinto verde del giardino c’erano Fatima, Ali e Baraka del Libano; dal sud dell’amore e della guerra, le ferite che avevano attiravano l’attenzione degli altri.

Questa matita era di Ali, questo quaderno era di Fatima e quella bambola era di Baraka e questi macchinine erano le loro… non volevano guidarle e giocarci non perché a loro non piacevano ma perché la guerra li aveva ridotti in bambini invalidi.

Baraka, Ali e Fatima erano l’esempio dei bambini libanesi e palestinesi che nonostante le loro vive ferite sorridevano e ridevano proprio come gli uccelli di Bologna.

Ali, Fatima e Baraka raccontavano e scrivevano la loro storia con una penna rossa.

Il nostro mattino bolognese era bello, il nostro mattino palestinese era una partenza, ma quello libanese era un sorriso rovinato da un carro armato intruso.

 

Italia, Bologna 13/07/1983

 

 

 

Bologna 1983

 

فجر العصافير الطليقة

13-7-1983

نضال حمد


نهضت من نومي على زقزقة العصافير .. وما بين وداع الأصدقاء ، وقلّة النوم والتفكير ، كان رفاقي يستقلون قطار السادسة... ودعوا الأيام القليلة الفائتة ، ودعوا بولونيا الحمراء ، حيث مستشفى الروتزولي ، حي بسانو ديلي جرابا، وحيث داوينا بعض الجراح ...

صباح المدينة دافئ،وحنون مثل صدر أم .. صباحها مثل ناسها بهي الطلعة ، دافئ القدوم

صباجها اكتمل بصياح الديك،كأنه يقول لي قم ... وقمت مع الفجر الهادئ أودع الغرباء ..

*

قال صديقي الناهض توه من نومٍ عميق : ما أروع فجر العصافير الطليقة..

صديقي هذا يذكرني بالطرب الأصيل، ببيروت وزقزقة العصفورة أميمة خليل،بموسيقى مارسيل ،بفيروز الفيروزة ...بتجليات زياد الرحباني،بالدليل الثوري وكتاب الأغاني .. بالحرية العتيقة .. بصباحيات صيف الحصار .. بصفارات الإنذار،بغارة تُنزل الموت من علٍّ ... بالصورايخ تهبط بلا مظلات،بالقنابل تتساقط على مدى الساعة .. وبالرؤوس التي لم تنكس،في زمن مات فيه حتى الرعب، تحت قدمي فتاة من حيٍ بائسٍ في مخيم شاتيلا ..

*

زقزقة العصافير الطليانية،تأتينا من كل صوب،تدخل علينا عبر النوافذ المشرعة ، من فتحات أبواب غُرفنا المفتوحة،على فضاء الله،مع كلمات ايفونا،تلك الشيوعية الطيبة، الأم الحنون، المرأة المبدعة..

شمسٌ بولونيةٌ من ايطاليا، مشرقةٌ يا ستنا الشقراء ... لا تغيبي عنا ، كوني كما الشمس التي نعرفها، دائما مشعة، تنشرين الضوء والدفء من حولنا.. شمس لا تنطئ ، تلك هي الأم ايفونا الإيطالية ..

*

عصافير المدينة تدخل عقولنا من قلوبنا،ولا تخرج لأنها حرة في سجوننا ..

من كل صوب يأتي الغناء،من كل صوب تحضرنا وجوه الشهداء

من خلف أسوار قلعتنا المحاصرة،ومن وراء الدخان

وسماء العرب الأخيرة،من كل صوب تأتينا ذكراهم ..

خلفها طيور المعادن الأمريكية الاسرائيلية..تنشر الخراب والموت ، تعود ميتة من حيث جاءت

ونبقى نحن حيث مقابرنا وزيتوننا وبرتقالنا...وتبقين يا عصافير بولونيا الحمراء، لأنك أجمل ما في هذا الصباح،وأعذب ما في المدينة،وأرق ما في دنيا السلام ..

*

صباح بولونيا يأتيك،بزقزقة عصفور طليق

بنسمة هواء باردة،تعبر جرحك، تاركة عبق أزهار الربيع..

صباح المدينة يأتيك ، ببسمة بربارا ، سيمونا والطفل الرضيع

بصلياتٍ رشاشة من لسان برونو السليط، بنظرات جيراننا تجوب الجميع ..

بالفينو (النبيذ) الطلياني يجعل لسانك أكثر فصاحة ..

*

هنا فادي الطفل الجريح،يبتسم فترتسم على جبينه بهجة صبرا

يركض فتظنه جاء للتو من شاتيلا،يركل الكرة،رغم أن ساقه بترت بفعل قنبلة ..

يصرخ مع مزيج من نكهة الأطفال،يعلو صوته فوق صمت المكان..
أقول له:نحن هنا يا ولدي في بلاد البندقية بلا بنادق
وفي زمنٍ نحتاج فيه لوقفة على الأطلال.. لتأملٍ حالتنا..
نحن هنا يا فادي بقايا لشاتيلا وصبرا بعد المجزرة..

*

هنا قرب أسوار الخضار،عند سياج الحديقة الأخضر

فاطمة وعلي وبركة ،من جنوب الحب والحرب.

أطفال من لبنان يلفتون بجراحهم الأنظار.

هذا القلم لعلي،وذاك الدفتر لفاطمة،وتلك الدمية لبركة

وهذه العربات لهم .. ما أحبوا ركوبها أبدا

لكنهم أجبروا ..فقد جعلتهم الحرب مقعدين

بركة ، علي وفاطمة، نموذج لأطفال لبنان وفلسطين

جراحهم طرية ، ورغم الحزن يبتسمون،

يضحكون مثل عصافير بولونيا..

علي وفاطمة وبركة يرسمون ويكتبون قصتهم بالأحمر ..

*

صباحنا البولوني جميل،صباحنا الفلسطيني رحيل،

صباحنا اللبناني بسمة ضيعها مدفع الدخيل

كتبت في ايطاليا 13-7-1983