Dialogo con un asino

di, Nidal Hamad

Traduzione a cura di Asma Gherib


Non appena arrivò in quel paese lontano che si trovava sopra una montagna, incontrò un asino che stava passeggiando tra i campi, era un asino quieto e silenzioso, infatti, senza preoccuparsi dei passi dello straniero e senza avvertire alcun fastidio per l’uomo, si fermò, non molto lontano da lui, sotto un vecchio ulivo. Mosse a lungo la sua coda, forse in segno di benvenuto e per mostrare le sue buone intenzioni. Il visitatore veniva da una grande città e non aveva nessuna esperienza riguardo gli animali domestici e non; infatti si comportò in modo spontaneo senza il timore di ricevere dall’asino calci o qualcosa di simile.

Egli, persona civile, si mise a fissare l’asino, il quale, a sua volta, fece la stessa cosa con lui. Alcuni minuti dopo il civile turista, si ricordò di non essere mai salito su un asino o cavallo, tranne quando saliva coi ragazzi del quartiere sui carretti trainati da qualche asinello o vecchio mulo in un giorno di festa. Non ricordava quando fosse accaduto ma ricordava benissimo che quel carretto era dello zio Abù Maraà e che lo usava per lavorare tutto il giorno, trascinandolo avanti e indietro per le strade di una città che non risparmiava stranieri o i poveri. Mentre l’uomo riportava alla mente questi lontani ricordi, l’asino cominciò a parlare fra sé dicendo: “sicuramente questo nostro civile amico non conosce la differenza tra un asinello e un mulo e questo spiega perché finirà senza dubbio sul mio dorso, io, proprio l’asino testardo, scappato al suo padrone e finito in un lontano villaggio di montagna dove non ci sono né uomini né spiriti.”


Il turista in quel momento non stava pensando a nulla, aveva riflettuto solo pochi minuti quando decise di rischiare e salire sul dorso dell’asino sconosciuto, quest’ultimo non si oppose al suo salto veloce e improvviso, anzi si dimostrò paziente e consenziente, nonostante non gli avesse chiesto il permesso. Il turista rimase un po’ sorpreso da questo atteggiamento, non riusciva a capire se la sua mansuetudine fosse una fortuna o se l’asino era molto più stupido degli altri asini di cui aveva sentito parlare nei libri o dalla gente, ma questo non importava, perché quest’asino sconosciuto e scappato dai lavori di schiavitù ora era suo e aveva accettato di farlo salire sul suo stanco dorso.

L’asino era felice di aver incontrato una personcina così ingenua; l’uomo, anche egli felice di questa simpatia reciproca, prese le redini attaccate alla sella e le fece girare leggermente attorno al collo dell’asino e gridò : HA

L’asino avanzando rispose: AA

L’uomo non si aspettava affatto che l’asino rispondesse, quindi non sapeva più come comportarsi, lui della lingua degli asini di montagna non sapeva proprio nulla, aveva sempre vissuto con altri tipi di asini; quelli degli uomini civili pensanti, che parlano un linguaggio difficile da comprendere se non con il tempo.

L’uomo continuando sempre a pensare tra sé e sé disse: ma quest’asino parla l’arabo? Sembra però che non sappia dire altro che AA!

Riflettendo sempre sul caso dell’asino, disse sempre fra sé e sé: adesso provo ad esaminare la sua preparazione linguistica, vediamo se gli dico DI cosa mi risponderà?

Fiero di questa sua idea, che poteva aiutarlo senza dubbio a scoprire il segreto dell’asino, cresceva sempre di più in lui il desiderio di condurre una vera e propria conversazione con l’asino, al di là delle preoccupazioni che gli dava il fatto che questo animale potesse essere oggetto di qualche possessione diabolica o spiritica; quindi pensò che sarebbe stato meglio aspettare finché l’asino avesse rallentato il suo passo, soprattutto perché si dimostrava felice dal peso che aveva sul dorso. Dopo tutto l’uomo non era tanto pesante – pensava l’asino- e neanche sapeva o capiva qualche cosa del linguaggio degli asini, infatti chi dice che un asino debba per forza essere un’animale o che ogni uomo è necessariamente un animale pensante? L’uomo, riprendendosi dai suoi soliloqui, disse all’asino, dopo aver tirato le sue redini: DE

E l’asino rispose velocemente: OUI

Il nostro amico stupefatto disse: Ma che bella sorpresa, quest’asino sa parlare anche il francese! Certo, avevo sempre sognato d’imparare il francese ma non trovavo il maestro giusto per farlo, sembra ora che questa sia la mia occasione, imparare da un asino! Così diceva mentre si ricordava di quei momenti passati camminando sul marciapiede che portava alla scuola delle ragazze, sul quale si metteva come un pappagallo a ripetere ai suoi colleghi alcune parole in francese: BONJOUR, BONSOIR, MON AMOUR, MADAME, MERCI, e anche la parola RONDEZ-VOUS …. Erano tutte parole che aveva imparato durante i tempi della spensieratezza giovanile, passati davanti a quelle scuole e davanti al suo liceo.

Questo era tanto tempo fa. –diceva tra sé e sé- adesso però doveva risolvere il problema di questo enigmatico asino! Davvero quest’asino sapeva parlare anche il francese? O è forse un asino arabo o internazionale che conosce anche l’arabo?

Parla forse l’arabo classico oltre a quello dialettale, come la maggioranza degli arabi?

Cosi stava facendo il nostro amico, ripeteva un sacco di domande e parole strane pensando di trovarsi in un sogno. Sì, poteva farlo anche lui! Sognare sul dorso di un asino in un tempo dove non ci sono più cavalli in quei luoghi lontani dove era nato?!

L’uomo decise di mettere alla prova una terza volta l’asino, per scoprire se stava sognando o se erano vere le parole in diverse lingue che aveva sentito pronunciare dall’animale, quindi disse per l’ennesima volta: DI

E quello, come un lampo, gli rispose: SI.

Oh mio Dio, è un genio!!! Sa parlare anche l’italiano. ‘E un animale molto più intelligente di tanti uomini…. Conosce molte lingue, risponde alle parole secondo il loro significato, è un asino poeta e molto sensibile, un asino dei nostri, non si è sottomesso alle sconfitte che circondano il suo ambiente, in più è un grande diplomatico, parla secondo il calendario degli avvenimenti nazionali e con un grande senso della internazionalità, a differenza dei vecchi raggruppamenti internazionali, è un asino che ama camminare sotto la pioggia e non porta ombrello quando piove presso gli stati alleati … Un asino aperto, razionalista, realista, crede nella certezza della liberazione dalla dittatura dei contadini e degli agricoltori che l’hanno schiavizzato per tutta la vita.

Quando l’uomo sentì questi sfoghi dell’asino pensò che fosse un asino comunista o almeno con delle idee di sinistra e tendenze rivoluzionarie anche perché era molto evidente come lui non amasse i feudali.

Avrà forse letto Il materialismo, La teoria dialettica oppure La società della felicità? Egli crede anche nella necessità della lotta per avere la libertà e una vita dignitosa, penso che sappia pure che la vita non è altro che una posizione di fierezza.

Certo è un asino intelligente, anzi ho dimenticato fra tutte queste riflessioni che egli mi ha risposto in lingua italiana, sì, lui mi ha detto Sì quando io gli ho detto Di e SI è un termine italiano, cioè un termine della lingua italiana parlata dai fratelli che hanno costruito la torre degli asinelli a Bologna!

Chissà se quest’asino conosce altre lingue, lo devo sapere, io conosco alcune parole slave perciò in slavo gli dico: “HA”

E l’asino rispose: “DA”

Ma è un genio, va bene, penso che adesso basti, proverò solo a farlo fermare, ma in dialetto: “HISH.”

E l’asino rispose: “FISH”

“Io non so proprio cosa dire, è un’enciclopedia quest’asino, ha sempre le risposte pronte, cosa devo fare adesso con lui?

Gli chiederò di sedersi un po’ così da poter chiacchierare su diverse questioni della vita.”

Non appena sentì la proposta dell’uomo l’asino accettò volentieri, quindi fece per primo questa domanda :

“Cosa mi racconti della città?”

E l’uomo rispose:

“Niente di nuovo nella città, è sempre uguale, nessun miglioramento; niente moralità, la natura si è guastata, le persone sono diventate più materialiste. E gli asini come stanno nel tuo paese?”

E l’asino rispose:

“Dicono – ed io non posso confermare questo perché conosco ben poco del mondo degli asini – che ora sono più esperti e più coscienti, lavorano e vivono bene e c’è addirittura tra di loro chi ha superato gli uomini.”

“E ora dove stai andando?” Chiese l’uomo dopo aver visto l’asino muoversi.

“Non lo so”

“Vuoi tornare da dove sei venuto?”

“ Si vorrei tornare dove ci siamo incontrati.”

“Si andiamo allora, torniamo amico internazionale e multilinguistico.”